Veteroblog

Quando ho iniziato a gestire questo blog non sapevo né come sarebbe stato di lì a poco né come sarebbe diventato nel tempo. Forse sembrerà strano, ma l’ho ricevuto come dono di compleanno. Ho subito pensato: invece di un regalo mi è arrivata la fregatura di una scatola vuota, e ora mi tocca pure riempirla. Una sfida o una sfiga? Chissà. Dopo appena  un momento ero già nel dopo, cioè nell’urgenza di dare vita a un modo di comunicare che per me, per abitudine schiva, sapeva di esibizione. Ho riflettuto molto sul narcisismo che può esserci dietro (e neppure tanto dietro, direi) a una forma di esternazione come quella di un blog. Per la verità ancora ci rifletto, ma alla domanda se si possa liberare dal rispecchiamento la propria scrittura (come anche la scelta di immagini, di video o di altre risorse di rete) non so ancora dare risposta.

Per tornare all’inizio, non avevo una linea precisa, sapevo soltanto quello che non volevo fare. Ad esempio, non volevo parlare della mia vita privata e lavorativa. Se l’ho fatto nella biografia, è stato semplicemente per far capire da quale orizzonte muovono certi miei convincimenti, quali radici hanno. Non volevo ospitare chiacchiericci inutili. In questo non ho corso rischi perché il blog, anche se frequentato, ha raccolto finora pochi commenti. Ancora mi chiedo perché, e se lo chiedo agli altri a volte mi sento rispondere che scriverebbero che sono d’accordo ma che poi gli sembra poco. Non volevo imparare troppe cose tecniche. Confesso che un libro su WordPress me lo sono letto ma me lo sono anche dimenticato. Questo spiega una certa rozzezza estetico-comunicativa, per cui ad esempio l’autore dei post si chiama sempre Admin (e chi sarà mai?), la grandezza delle immagini cambia a seconda dell’umore e delle riduzioni in scala (che puntualmente non azzecco) e i ritocchi a pubblicazione avvenuta si lanciano nei canali di aggiornamento come folletti dispettosi. Ciò in cui invece non transigo è nel rispetto, contro ogni “sfrangiatura” modernista, di un rigoroso allineamento a destra. Anche se chi mi legge sa bene che non sono per niente allineata, e men che meno a destra.

Tornando ai non volevo, non volevo correre dietro alle novità, anzi. Parlare di un libro o di un film considerato vecchio dal mercato e dai media mi dà una grande soddisfazione. Come scrivere post brevi, con link rari o citazioni minime. Se non si fosse capito sono per la decrescita, anche nella rete. E poi non volevo esibire virtuosismi classificatori, a suon di tag e categorie, evocando un côté bibliotecario da erre moscia che di solito mi gela il sangue.

Comunque, di fronte a quella scatola vuota che non riuscivo a collocare bene né nello spazio (da dove mi veniva, dal mio provider toscano o da dentro il biancoMac? mistero!) né nel mio tempo (da quando ho il blog cucino meno), ho avuto per un attimo lo spauracchio da pagina bianca, quello che gli scrittori conoscono bene. Indovinate chi mi ha salvato? Marchionne. Sì, proprio lui, che non salverebbe nemmeno l’ultimo esemplare della razza operaia rimasto sulla terra per metterlo tra un dinosauro e la mummia di Ötzi, tanto per fare mecenatismo museale. Ero così arrabbiata per l’accordo di Mirafiori che il primo post è nato così, accompagnato dalla Vincenzina di Jannacci. Roba d’altri tempi. Come quel post del resto, perché Marchionne nel frattempo ha superato anche se stesso.

Ecco, se proprio devo trovargli una definizione, il mio è proprio un veteroblog. Uno strano, impertinente, irriducibile veteroblog.

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Una risposta a Veteroblog

  1. caterina scrive:

    Innanzitutto, auguri a te e al veteroblog! 🙂
    Un paio di riflessioni su quello che scrivi, seppure riguardino elementi marginali rispetto al contenuto principale:
    – quella che chiami “”sfrangiatura” modernista”, per dire l’allineamento a bandiera, non è un vezzo modernista o snob, ma è un modo pratico di rendere più leggibile un testo sul web dove la lettura è resa più faticosa dalla luminosità del monitor; non a caso, questo tipo di allineamento viene usato nei testi indirizzati ai dislessici (vedi Biancoenero edizioni);
    – la penuria dei commenti indica una mancanza di interattività, la quale si nutre anche del comportamento interattivo dell’autore del blog con altri blog e/o siti… e se c’è un dato veramente peculiare del web, è proprio questo… Comunque, commentare significa assumersi un rischio e una responsabilità e in questa era siamo più avvezzi alla passività, purtroppo.
    Ancora, tanti auguri doppi!

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