{"id":1943,"date":"2011-12-23T15:51:07","date_gmt":"2011-12-23T14:51:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.marinadellabella.it\/?p=1943"},"modified":"2011-12-23T15:51:07","modified_gmt":"2011-12-23T14:51:07","slug":"dreadlock","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.marinadellabella.it\/?p=1943","title":{"rendered":"Dreadlock!"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\"><a rel=\"attachment wp-att-1948\" href=\"https:\/\/www.marinadellabella.it\/?attachment_id=1948\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-1948\" title=\"dreadlock!\" src=\"https:\/\/www.marinadellabella.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dreadlock4-e1324651695464.jpg\" alt=\"\" width=\"190\" height=\"277\" \/><\/a>Dreadlock   di Jacopo Nacci (Zona Novevolt 2011) \u00e8 un esempio riuscito di come si  possa ancora scrivere narrativa rappresentando e insieme interpretando  la realt\u00e0 attraverso un pensiero critico. Che l\u2019autore sa fare diventare  racconto, o meglio il pi\u00f9 efficace filo conduttore  di un racconto dalle forme e dai linguaggi compositi, cos\u00ec autentici e  necessari anche quando attraversano la serialit\u00e0 e i simulacri della  finzione. E\u2019 in questi vuoti di secondo livello, apparentemente  immateriali, che l\u2019io narrante si avventura per stanarne  ogni pulsione di morte, ogni concreta ferocia, ogni subdolo rischio di  assuefazione all\u2019insensibilit\u00e0, per poi uscirne intatto nella forma di  un\u2019umanit\u00e0 superstite, forse ancora capace di vita e di senso. Si tratta  di un corpo a corpo molto simile a quello  che ingaggia il supereroe Dreadlock a difesa dalle ingiustizie.  Quest\u2019ultimo, anche se da un piano diverso (dall\u2019alto dei tetti, e con  le trasfigurazioni che per fortuna nulla hanno a che vedere con le  maschere funerarie della virtualit\u00e0 televisiva), nel fluire  della narrazione in parte si avvicina al protagonista (e, attraverso  lui, anche al narratore), in un gioco di intersezioni e sovrapposizioni  che allude a una pluridimensionalit\u00e0 dell\u2019io irriducibile anche al  principio di realt\u00e0. E\u2019 proprio tale dimensione  plurima &#8211; replicata nell\u2019intreccio di scene e avvenimenti, di  situazioni comuni ed epiloghi inattesi, di singoli episodi che ne  evocano tanti altri \u00a0(la violenza razzista,\u00a0 i kamikaze) &#8211; \u00a0una  notevole caratteristica del testo, capace di combinare tra loro realt\u00e0 e  finzione, racconto e citazione, persona e personaggio, in una  complessit\u00e0 che si estende e poi si ritira per tornare all\u2019uno,  o al massimo al doppio protagonista-autore. Ne sono esempi in un senso i  Laureati\u00a0 (uomini camuffati da scrittori, a loro volta mediatori di realt\u00e0)  e nell\u2019altro i Destatori, in una loro riduzione del tutto a morte e  sofferenza, per poi tornare da l\u00ec, all\u2019inverso, a un\u2019originaria  sensibilit\u00e0 umana.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Sono  vari anche i toni: colloquiale e gergale, sarcastico e drammatico, fino  a toccare il tragico della maschera estrema e dei corpi ridotti a  pezzi, oggetti  e suboggetti di una realt\u00e0 che esplode nel momento della massima  oggettivazione umana. E della sua contraddizione, per una perdita  progressiva di senso e di relazione con s\u00e9 e con il resto.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">In  uno stile originale e accurato, quella che poteva annunciarsi come  l\u2019ennesima commedia ha preso invece la forma suggestiva e visionaria di  un affresco  umanissimo, di una potenziale graphic novel d\u2019autore che aspetta  soltanto di incontrarsi con un segno altrettanto originale e intenso per  diventare anche altro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dreadlock di Jacopo Nacci (Zona Novevolt 2011) \u00e8 un esempio riuscito di come si possa ancora scrivere narrativa rappresentando e insieme interpretando la realt\u00e0 attraverso un pensiero critico. 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