{"id":2203,"date":"2012-02-05T11:40:11","date_gmt":"2012-02-05T10:40:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.marinadellabella.it\/?p=2203"},"modified":"2014-07-07T16:03:40","modified_gmt":"2014-07-07T15:03:40","slug":"uno-dei-due-racconto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.marinadellabella.it\/?p=2203","title":{"rendered":"Uno dei due: racconto"},"content":{"rendered":"<p><!-- \t\t@page { margin: 2cm } \t\tP { margin-bottom: 0cm } \t\tP.western { font-family: \"Times New Roman\", serif } -->L&#8217;autobus era lento, di un rosso sbiadito, un rottame mantenuto in vita dalla gente del luogo. Che ci andava al lavoro, con gli occhi stanchi, stretti per un sole in salita offuscato dal caldo. Dai finestrini non si vedeva il paesaggio, ma un bagliore diffuso che respingeva la vista. Lui c&#8217;era sopra e andava, dove non lo sapeva, decideva di minuto in minuto.<br \/>\nMise a fuoco due uomini seduti in fondo, tesi e vigili, come chi osserva la preda e prepara uno scatto da cattura. Dal suo posto poteva distinguere lo sguardo dell&#8217;uomo pi\u00f9 alto, perso chiss\u00e0 dove per camuffare l&#8217;intenzione. L&#8217;altro, leggermente proteso, rivolgeva al vicino parole distratte e confidenziali.<br \/>\nSalt\u00f2 gi\u00f9 dall&#8217;autobus con un volo netto, preciso, senza prevederne il seguito. Si mantenne sulla scia del moto fino a quando ne fu sostenuto, poi divent\u00f2 oggetto di una blanda espulsione, come qualcosa che si \u00e8 perso correndo e finisce in terra senza pi\u00f9 funzione.<br \/>\nSent\u00ec uno strappo al piede destro e poi una fitta risalire la gamba fino all&#8217;inguine. Questione di equilibrio, pens\u00f2, come sempre, anche nell&#8217;imprimere quella forza al corpo per dargli salvezza. Non pens\u00f2 al danno, strinse i denti e corse, poi con passi sempre pi\u00f9 distesi s&#8217;inser\u00ec nel ritmo di chi passava e batteva l&#8217;asfalto aderendo a una catena di montaggio inarrestabile.<br \/>\nTemeva i loro occhi, puntati sulle spalle in fuga per seguirne la direzione. Tutto per\u00f2 fu breve: un attimo per saltare fuori, e poco pi\u00f9 per sparire dalla vista dei finestrini di coda.<br \/>\nPresto l&#8217;asfalto divenne polvere e sassi, poi sabbia gialla, sottile, che gli pungeva gli occhi e i polmoni spalancati nella corsa. Devo nascondermi, pens\u00f2, e una nausea subdola gli risal\u00ec lo stomaco, perch\u00e9 era stanco di cambiare tana. Reag\u00ec con una stretta dei muscoli e un passo pi\u00f9 deciso.<br \/>\n<!--more-->Non aveva pi\u00f9 nome, ne apparivano tanti nei documenti che esibiva ogni volta e puntualmente distruggeva. Andava cos\u00ec, in marcia disperata e continua, per adesione quasi involontaria agli eventi, assente da s\u00e9. Si chiedeva quale identit\u00e0 si nascondesse dietro l&#8217;angolo miope dei suoi occhi, che sfumava i contorni, perch\u00e9 neanche lo sguardo forse gli apparteneva. Si impigliava a dettagli indecifrabili e vi restava sospeso.<br \/>\nVoltarsi indietro ostacolava il presente, guardare avanti confondeva il passato. Anche quando la sera, al ritrarsi della luce, poteva concedersi una sosta, lo sconcerto per un presagio indefinito gli bloccava i ricordi. Rari affioravano dal fondo di sonni scuri e spessi, simili al sintomo d&#8217;una malattia. Erano tracce di un tempo senza scelte n\u00e9 gesti definitivi. La ribellione venne dopo, ma per cosa? La libert\u00e0 era persa comunque, perch\u00e9 il pericolo ne faceva altro: pause e riprese per incroci e strade, treni, aerei, corse a piedi, fino al sollievo temporaneo di qualche nascondiglio. E il corpo perdeva liquidi e peso a ogni inseguimento, la carne si stringeva sotto la pelle che gli cadeva addosso come un vestito troppo grande.<br \/>\nUn indizio di stagione, colto dal cambio d&#8217;inclinazione della luce, a volte lo consolava. In quei momenti riusciva a immaginarsi in una casa, seduto su una sedia davanti a una finestra, a osservare la bellezza di un cielo in movimento. Essere dentro il tempo, questo avrebbe desiderato. Invece era solo dentro i suoi passi, con i piedi consumati nel raggiungere un oltre che si spostava continuamente: dopo tetti, cancelli e cemento, dopo finestre inutili, dopo gli spazi aperti ai margini delle periferie, dopo i campi.<br \/>\nAttraversata la citt\u00e0 di isolato in isolato, sfiorando il calore che evaporava dai muri, raggiunse una landa di cardi, stoppie e roccia, interrotta dal mare. Dalla terra arsa spiccavano ruderi di pietra bianca a forma di torre. Al sole diventavano cangianti, s&#8217;illuminavano come stelle chiare sopra un mare fermo, color ocra.<br \/>\nScelse una torre a caso e vi entr\u00f2, superando l&#8217;arco d&#8217;ingresso privo di porta. Da un atrio vuoto in terra battuta sal\u00ec ai due piani superiori per una scala di blocchi grezzi come roccia di scoglio, fissati uno sull&#8217;altro da un asse ritorto. Tutto era in pietra, pavimento, pareti e tetto a terrazza, e solido, capace di resistere a ogni attacco, della natura e degli uomini. L\u00ec attorno il sole aveva prosciugato la terra fino a farne paglia e sassi, il mare l&#8217;aveva azzannata e trascinata via pezzo a pezzo. Uomini l&#8217;avevano invasa, per disperazione o per rabbia. Quella era la storia, e lui ora ne pareva un superstite. Tutto era calmo, ormai, cambiato di forma e senza vita umana: il mare aveva assottigliato la costa, il sole ridotto la terra a sabbia scura, il vento caldo aveva modificato i confini, spingendo gli abitanti pi\u00f9 a nord.<br \/>\nSalito al piano superiore, in una stanza trov\u00f2 i resti di un giaciglio e di un grande camino contenuti da cornici in pietra dal bordo consumato. Un arco portava ad altre due stanze, comunicanti tra loro. In tutte s&#8217;aprivano finestre minuscole, sproporzionate rispetto allo spessore dei muri. Somigliavano a quelle d&#8217;una prigione, ma non avevano grate e offrivano alla vista una libert\u00e0 sconfinata, scorci di mare azzurro e di cielo.<br \/>\nRespir\u00f2 forte e desider\u00f2 di essere pi\u00f9 in alto e fuori, nello spazio aperto. Sal\u00ec le ultime scale con lo slancio di un ragazzino e si trov\u00f2 con gli occhi a filo dell&#8217;orizzonte e il naso dritto al vento, agli odori. Erano di terra e mare, mescolati, e gli liberarono il corpo dalla mente e dal tempo. Rimase cos\u00ec fino a sera, e al calare del caldo la stanchezza lo sorprese crollandogli addosso. Trascorse la notte senza pensieri n\u00e9 sogni, disteso nella cornice del camino. Era come un fuoco quasi spento, adagiato a terra per ravvivarsi.<br \/>\nIl sole risal\u00ec troppo presto per la sua stanchezza e qualche spillo di luce gli punse le palpebre. Si alz\u00f2 alla ricerca dell&#8217;acqua, inutilmente, e si ferm\u00f2 davanti a una finestra per ricordarsi dov&#8217;era. Uscito all&#8217;aperto si spinse fino al mare, abbandon\u00f2 i vestiti sulla riva ed entr\u00f2. Nuotando un&#8217;energia nuova gli attravers\u00f2 il corpo. Cos\u00ec, pi\u00f9 leggero e pi\u00f9 forte, si lasci\u00f2 il mare alle spalle e batt\u00e9 con passo sicuro la parte di spiaggia pi\u00f9 vicina ai campi e ai pascoli bruciati. Poi prese a salire, tra i cespugli ruvidi e poche piante grasse dalle forme bizzarre. Non c&#8217;erano n\u00e9 frutti n\u00e9 fiori o segni di passi, soltanto tracce d&#8217;animale minute come ricami, appena coperte da polvere di terra mista a sabbia.<br \/>\nVide una sagoma scura risalire lo strapiombo, schivando ogni sbalzo del terreno. Era un uomo, forse, sotto un abito grande senza forma, con il capo coperto da un lembo. Quando gli fu pi\u00f9 vicino, sotto lo sguardo fermo scorse un inizio di sorriso e lo riconobbe. Erano fuggiti insieme appena in tempo, una rete d&#8217;aiuto ai fuoriusciti aveva procurato loro documenti falsi, denaro e contatti per i primi spostamenti.<br \/>\nPrima non si conoscevano, e poco sapevano l&#8217;uno dell&#8217;altro. Provenivano da regioni diverse: lui da una terra languida adagiata sul mare, l&#8217;altro da prati stesi ai piedi di montagne acute, un&#8217;aritm\u00eca sullo sfondo del cielo. Erano espatriati insieme, con poche parole, sguardi solidali ed esecuzione sincrona delle istruzioni di fuga. Poi le loro strade si erano divise, e ciascuno si era fatto carico del proprio straniamento.<br \/>\nOra quel carico ritornava comune, con poche parole asciutte, spinte fuori a fatica. Cominci\u00f2 l&#8217;altro.<br \/>\n&#8211; Ti stanno inseguendo.<br \/>\n&#8211; Sono in due, li ho visti.<br \/>\n&#8211; Stanno battendo citt\u00e0 e periferia, tra poco saranno qui&#8230;<br \/>\nE si riavvolse intorno al capo il panno scivolato sulle spalle.<br \/>\nA lui sfugg\u00ec una smorfia, perch\u00e9 era quasi nudo e in pieno sole.<br \/>\nL&#8217;altro aggiunse:<br \/>\n&#8211; Ti ho raggiunto per avvertirti, e ho disobbedito&#8230;<br \/>\nNella gestione delle perdite uno era meglio di due, questo insegnava l&#8217;organizzazione. Inoltre, due bersagli differenti impegnavano di pi\u00f9 il nemico. Disperdersi era obbligato. Invece loro erano insieme, senza copertura e senza mezzi. In quella terra circondata dal mare si sentivano in trappola, come assediati da un esercito intero.<br \/>\n&#8211; Cosa facciamo?<br \/>\nL&#8217;altro non rispose.<br \/>\nNon sapevano da dove venivano gli altri, dalla citt\u00e0 si diramavano tante strade e ciascuna si congiungeva alla costa in un punto differente. I litorali, poi, erano spogli e inabitati, l&#8217;occhio poteva spaziare e le armi colpire da lontano. Pensavano a questo, senza dirselo.<br \/>\nD&#8217;istinto presero a camminare nella direzione che ciascuno disegnava completando la traiettoria incerta dell&#8217;altro. Fu allora che davvero si conobbero, il loro passato emerse improvvisamente nel poco tempo che restava.<br \/>\nLa dittatura, iniziata quasi per scherzo, era diventata guerra senza confini, persecuzione feroce. Non si erano salvati n\u00e9 monti n\u00e9 campagne, n\u00e9 citt\u00e0 n\u00e9 casolari sperduti. Gli scampati resistevano organizzandosi, mettendo insieme senso pratico e umanit\u00e0. C&#8217;erano fosse comuni dovunque e cimiteri improvvisati, e gente che sfuggiva alle raffiche di rappresaglia. Molti ormai erano esuli, alcuni per\u00f2 erano stati raggiunti da spie che minavano le reti di sostegno straniere. Loro erano stati scelti per ricostruire cellule di contatto con l&#8217;estero, prima in patria, e poi in terre cos\u00ec lontane da sembrare sicure. Ma non esistevano pi\u00f9 terre sicure, ovunque agiva l&#8217;annientamento. Sulle loro teste c&#8217;erano taglie cos\u00ec alte da farli sorridere. Si credevano roba da poco, eppure i due inseguitori dovevano catturare uno di loro, uno soltanto, per un compenso enorme.<br \/>\nUna reazione gli crebbe in corpo, cos\u00ec improvvisa e violenta che l&#8217;altro si stup\u00ec. Tutto lo esasperava: essere ricercato per soldi sminuiva il suo sacrificio fino a farne una specie di commedia. Inoltre, la dittatura era cos\u00ec lontana da l\u00ec da sembrare irreale. La disobbedienza del compagno, poi, era assurda, come l&#8217;inseguimento in quell&#8217;isola in faccia al mare ma senza via d&#8217;uscita. Grid\u00f2 basta con tutto il fiato che aveva. Nemmeno sentire vibrare le corde vocali dopo mesi di silenzio gli ridiede fiducia. Croll\u00f2 a terra cercando una posizione tutta sua, definitiva. Chiese all&#8217;altro di proseguire e di lasciarlo esposto al vento e alla marea che sarebbe cresciuta. La corrente lo avrebbe trascinato chiss\u00e0 dove, consumandolo fino a sparire.<br \/>\nA quel punto si ud\u00ec da vicino un rumore ripetuto, simile alla cadenza di un passo. L&#8217;altro lo prese per un braccio e lo trascin\u00f2 con forza dietro un cespuglio. Da l\u00ec punt\u00f2 l&#8217;unica torre visibile nel raggio di molti metri e con uno strappo ancora pi\u00f9 violento lo trasport\u00f2 oltre l&#8217;apertura d&#8217;ingresso.<br \/>\nForse erano davvero molto vicini. Da dove provenivano, altrimenti, quei piccoli tonfi regolari, riassorbiti ogni volta dal silenzio immobile di quella landa? Il rumore del mare era differente, un sottofondo che si riusciva perfettamente a distinguere. Mentre l&#8217;altro pensava cos\u00ec, guard\u00f2 da una fessura tra le pietre del rudere e li vide. Avanzavano cauti ma decisi proprio in quella direzione. Il compagno si sollev\u00f2 da terra, osserv\u00f2, li riconobbe. Era lui che cercavano, lui e basta. Guard\u00f2 l&#8217;altro negli occhi e ricomprese il senso di essere in due, uniti idealmente ai luoghi della ribellione. Loro la praticavano anche l\u00ec, in quella terra isolata, in quella grande prigione all&#8217;aperto.<br \/>\nSalirono la scala sconnessa e si appostarono per controllare dalle feritoie le mosse dei due. Li videro tornare sui loro passi, percorrendo lentamente all&#8217;indietro la strada gi\u00e0 fatta. Forse stavano cercando tracce. Diventarono sempre pi\u00f9 piccoli, fino a sembrare formiche nella terra ocra, appena distinguibili e apparentemente innocue.<br \/>\nEppure si conosceva la loro ferocia, la loro lucida spietatezza. A volte li spingeva il tornaconto, a volte li esaltava la violenza gratuita, esercitata quasi per capriccio. Sull&#8217;autobus li aveva visti, avevano gli occhi vuoti. Erano uomini anche quelli?<br \/>\nScese un&#8217;altra notte, che copr\u00ec il rudere e la loro attenzione. Decisero i turni di guardia ma lui non chiuse occhio, nemmeno durante la sua pausa. Guard\u00f2 continuamente nel buio e ascolt\u00f2. Sarebbero tornati proprio di notte, per ucciderlo nel sonno: questo avrebbero fatto. Ma lui non era solo, e loro non lo sapevano.<br \/>\nTutto accadde in un attimo. Un rumore breve, secco, sal\u00ec dal piano di sotto mentre il suo compagno dormiva. Lui scese la scala veloce e silenzioso, attento a non svegliarlo.<br \/>\nErano sulla soglia, immobili e senza espressione. Si consegn\u00f2 senza una parola e prese a camminare tra loro. A ogni passo il suo coraggio cresceva, insieme alla speranza che l&#8217;altro avrebbe capito. Chiss\u00e0 cosa stava sognando: forse il suo risveglio, solo, e la sua salvezza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;autobus era lento, di un rosso sbiadito, un rottame mantenuto in vita dalla gente del luogo. Che ci andava al lavoro, con gli occhi stanchi, stretti per un sole in salita offuscato dal caldo. 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