{"id":2277,"date":"2012-02-16T17:18:00","date_gmt":"2012-02-16T16:18:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.marinadellabella.it\/?p=2277"},"modified":"2014-07-07T16:01:38","modified_gmt":"2014-07-07T15:01:38","slug":"la-bicicletta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.marinadellabella.it\/?p=2277","title":{"rendered":"La bicicletta: racconto"},"content":{"rendered":"<p>Aveva quindici anni ma ne dimostrava dieci. Era piccola e magra, coi capelli lunghi, biondi e la pelle chiara. Sembrava convalescente ma dagli occhi cerchiati usciva uno sguardo vivace e dal corpo un&#8217;energia senza limiti. Mordeva la vita con voracit\u00e0 e consumava tutto, anche se stessa, ma in quel moto perpetuo cresceva e si rafforzava.<br \/>\nLa scelsero perch\u00e9 non c&#8217;era scelta, ormai. Pareva una bambina, l&#8217;unica di cui il nemico non avrebbe sospettato. In casa fecero una riunione segreta, i familiari e altri che non aveva mai visto. Erano gentili, le dissero che avrebbe svolto un lavoro importante. Doveva entrare nella macchia, l\u00ec ci sarebbe stato qualcuno ad aspettarla. Si sarebbero riconosciuti con una parola d&#8217;ordine, poi lei avrebbe detto a voce alta un messaggio.<br \/>\nQuale parola d&#8217;ordine, quale messaggio? Doveva controllare l&#8217;impazienza, non fare mai domande e agire con calma e precisione. Questo le spiegarono, con fermezza e una delicata premura che la stup\u00ec. Si sent\u00ec protetta, cap\u00ec che le volevano bene.<br \/>\nAvrebbe ricevuto il messaggio da uno di loro, il pi\u00f9 giovane, un ragazzo alto e robusto che le sorrideva come un fratello. Sarebbe arrivato senza preavviso e gliel&#8217;avrebbe detto a voce. Lei doveva impararlo a memoria perch\u00e9 scrivere era vietato.<br \/>\nA casa c&#8217;era una bicicletta soltanto, quella di suo padre, che faceva venti chilometri al giorno per andare a lavorare oltre la collina. Gliene diedero un&#8217;altra, da donna, un po&#8217; grande per lei. Se qualcuno le avesse chiesto avrebbe spiegato che era un regalo dei genitori, utile anche da grande.<br \/>\n<!--more-->Venne il giorno e lei si alz\u00f2 presto per prepararsi. Voleva mettere il vestito della festa perch\u00e9 si sentiva importante, ma non glielo permisero: tutto doveva sembrare come sempre. E&#8217; un po&#8217; come dire una bugia a fin di bene, pens\u00f2.<br \/>\nPart\u00ec pedalando quasi in piedi con tutta la forza che aveva. Si lasci\u00f2 dietro la casa e l&#8217;aia con le galline. La madre sulla porta sollev\u00f2 una mano per salutarla e nascondere la sofferenza. Cos\u00ec rimase finch\u00e9 la vide, quella era la loro ultima speranza.<br \/>\nTra l&#8217;aia e la strada non c&#8217;erano recinti, la terra finiva nella strada bianca. A volte le galline prendevano la direzione opposta al pollaio e lei le riportava indietro rimproverandole. E ora, qualcuno avrebbe riportato indietro lei? Era proprio vero che poteva allontanarsi? Doveva allontanarsi, si disse, stavolta doveva.<br \/>\nPedalava in piedi e ripeteva continuamente parola d&#8217;ordine e messaggio. Li masticava fra i denti come lupini, con soddisfazione. Dall&#8217;alto della bicicletta tutto sembrava<br \/>\ndifferente, pi\u00f9 grande. Come lei, che pareva cresciuta all&#8217;improvviso durante quel viaggio.<br \/>\nAi lati della strada bianca crescevano siepi fitte di erbe selvatiche, a volte cos\u00ec intricate da non distinguersi. Passando riconosceva i rovi e le ortiche, con cui combatteva ogni volta per raccogliere i fiori del biancospino. O le more, che metteva in un sacchetto e lavava in un abbeveratoio dall&#8217;acqua gelida anche in estate. Poi le mangiava tutte strada facendo, ma conservava i fiori per seccarli e regalarli a sua madre.<br \/>\nSpesso tornava sudata, spettinata, coperta di graffi e col fastidio pungente dell&#8217;ortica. Gli animali quasi non la riconoscevano, e le giravano attorno senza avvicinarsi.<br \/>\nQuelli erano giochi e anche sfide, come le corse sotto i temporali per guardare i fulmini pi\u00f9 da vicino. O nel buio d&#8217;inverno, quando tutti dormivano. Attraversava la stalla o il fienile nell&#8217;oscurit\u00e0 e nel silenzio. Entrava nella notte per non temerla, vi cercava qualcosa di pauroso che infine non trovava. Allora la notte \u00e8 tutta vuota, diceva.<br \/>\nQuesta era stata finora sua vita, nello spazio di un&#8217;aia e appena oltre, tra il giorno e la notte e qualche prova di coraggio.<br \/>\nAi tre pini super\u00f2 lo spazio conosciuto e l&#8217;inizio di una terra grande e tutta uguale. Suo padre lo chiamava latifondo, e a nominarne il padrone si arrabbiava sempre. Fu attraversata da un brivido che scaric\u00f2 sui pedali spingendo pi\u00f9 forte. Distolse gli occhi sperando di non incontrare nessuno. La terra grande arrivava fino a un binario dove il treno non passava pi\u00f9, la bicicletta lo super\u00f2 con un salto e lei si sent\u00ec liberata d&#8217;un peso. Finalmente avrebbe incontrato un laghetto con qualche salice, la collina che suo padre risaliva ogni giorno, poi alcuni campi limitati da fossi e querce. Subito dopo c&#8217;era la macchia, da un po&#8217; di tempo la chiamavano cos\u00ec mentre prima era il bosco.<br \/>\nIl bosco \u00e8 troppo fitto, non c&#8217;entra il sole nemmeno a mezzogiorno, figurarsi gli uomini, diceva sempre sua madre. E invece ora qualcuno ci viveva. Pens\u00f2 fiduciosa che la macchia fosse il bosco migliorato dagli uomini e che uno di loro la stava aspettando. Non era come il padrone della terra grande, era buono come suo padre e come il ragazzo che le aveva insegnato il messaggio.<br \/>\nVide i salici grandi piegati sul lago, l&#8217;inizio della collina e la strada che saliva ripida, poi ritagli di terra coperti dal grano nuovo e i fossi. Chiss\u00e0 se c&#8217;erano more e biancospini&#8230; Ma ora non poteva fermarsi, magari sarebbe tornata.<br \/>\nVide le querce secolari a guardia dei terreni, somigliavano a quelle che crescevano oltre l&#8217;aia, all&#8217;inizio del campo dietro la sua casa. Vi dimoravano rondini, passeri e merli. Solo le rondini si spingevano lontano, dai rami pi\u00f9 alti sciamavano in cielo con voli concentrici. I<br \/>\nmerli, invece, entravano nell&#8217;aia uno alla volta quando le galline non c&#8217;erano, e i passeri beccavano le briciole dai davanzali.<br \/>\nSuper\u00f2 cinque file di querce e si accorse che l&#8217;inverno stava finendo dalle sfumature verdi sul marrone e sul grigio della terra e degli alberi. Sotto le querce si riunivano tante formiche rosse, minuscole e laboriose. Lei le osserv\u00f2 curiosa ma non le tocc\u00f2.<br \/>\nIn quel momento una camionetta piena di uomini in divisa la super\u00f2 veloce sollevando polvere. Per qualche istante non respir\u00f2 e chiuse gli occhi, quando li riapr\u00ec erano gi\u00e0 spariti.<br \/>\nI campi si trasformarono in radura, poi in un intreccio di piante sempre pi\u00f9 alte. Si guard\u00f2 attorno, era sola. Scese dalla bicicletta e la port\u00f2 a mano per un po&#8217;, poi prosegu\u00ec senza.<br \/>\nEntr\u00f2 nella macchia con il passo svelto di un gioco di coraggio. Ripass\u00f2 in fretta parola d&#8217;ordine e messaggio, contenta di ricordarli. Le venne incontro un uomo, giovane, con la barba e un fazzoletto intorno al collo. Inizi\u00f2 lui con la parola d&#8217;ordine. Lei gli rispose e pronunci\u00f2 il messaggio tutto d&#8217;un fiato, scandendo bene le parole. Poi corse fuori pi\u00f9 leggera, aveva superato l&#8217;esame. Sollev\u00f2 il manubrio della bicicletta e lo diresse verso le querce, riprese i pedali e spinse.<br \/>\nAll&#8217;improvviso dalla polvere riapparve la camionetta, e questa volta si ferm\u00f2. Sotto una quercia ritrovarono la bicicletta. Intorno, tante formiche rosse che andavano e venivano, senza sosta e senza alcuna meta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Aveva quindici anni ma ne dimostrava dieci. Era piccola e magra, coi capelli lunghi, biondi e la pelle chiara. Sembrava convalescente ma dagli occhi cerchiati usciva uno sguardo vivace e dal corpo un&#8217;energia senza limiti. 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