{"id":2931,"date":"2012-08-20T10:18:36","date_gmt":"2012-08-20T09:18:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.marinadellabella.it\/?p=2931"},"modified":"2014-07-07T16:02:53","modified_gmt":"2014-07-07T15:02:53","slug":"rileggendo-langer","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.marinadellabella.it\/?p=2931","title":{"rendered":"Rileggendo Langer"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.marinadellabella.it\/?attachment_id=2934\" rel=\"attachment wp-att-2934\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft  wp-image-2934\" title=\"Alex Langer\" src=\"https:\/\/www.marinadellabella.it\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/Alex-Langer.bmp\" alt=\"\" width=\"139\" height=\"221\" \/><\/a>&#8220;Come possono gli stessi operai chiedere di continuare una produzione o un&#8217;attivit\u00e0 nociva a loro stessi e agli abitanti della loro citt\u00e0, ai loro figli, alla gente? Chi meglio dei lavoratori potrebbe informare e mettere in guardia quando una produzione \u00e8 pericolosa per la salute di chi ci lavora, di chi sta intorno e di chi consuma il prodotto? Quale sfida per il movimento ecologista uscire dal tunnel della chimica pesante, delle produzioni energetiche ad alto rischio e alto inquinamento, delle megaopere pubbliche, della stradomania, della dittatura dell&#8217;automobile&#8230; L&#8217;idea di un globale disegno di risanamento del lavoro e anche di una grande cassa integrazione verde si fa sempre pi\u00f9 strada. Vorr\u00e0 dire prendere per le corna il toro dell&#8217;alienazione e lavorare per il disinquinamento non solo dell&#8217;ambiente ma anche della vita di milioni di persone, dentro e fuori le fabbriche, gli uffici, i servizi, le campagne&#8221;. Questo scriveva Alex Langer nel 1983: parole di utopia e insieme di straordinario realismo, per la sopravvivenza di tutti, operai e padroni accomunati dallo stesso rischio ambientale.<\/p>\n<p>Quello che sta succedendo all&#8217;Ilva di Taranto mostra invece la nostra incapacit\u00e0 di conciliare ambiente, salute e lavoro e di integrare contenuti ecologici in un&#8217;ampia visione politica e sindacale. In decenni di disastri ambientali e di incidenti sul lavoro nessuno c&#8217;\u00e8 riuscito, nemmeno chi ha tentato di costruire ponti tra culture e pratiche tra loro lontane, e men che meno chi ha ridotto l&#8217;ambientalismo a una corrente di partito (o a &#8220;quota verde&#8221;) oppure a una bella lettera &#8220;E&#8221;, centrale dentro una sigla anch&#8217;essa di partito.<\/p>\n<p>E cos\u00ec oggi ci ritroviamo, al di l\u00e0 di pure operazioni di marketing elettorale, da una parte un ambientalismo ritenuto di lusso (ora anche di pi\u00f9, vista la gravit\u00e0 della crisi) e dall&#8217;altra la strana alleanza tra lavoratori e padroni, in difesa di un lavoro anche a costo della vita. Un abbraccio mortale che, con qualche raro distinguo,\u00a0 politica e sindacati addirittura incoraggiano, mentre dovrebbero agire come forze di interposizione per salvare le vittime e pure i carnefici. Ma come potrebbero, se il paese \u00e8 ridotto a una landa desolata in cui scorrazzano predoni dai ruoli ormai indistinguibili (che siano politici, tecnici, imprenditori o finanzieri non fa pi\u00f9 alcuna differenza)?<\/p>\n<p>In una situazione simile \u00e8 automatico che finisca sui magistrati tutta la responsabilit\u00e0 di decisioni (come lo stop dato all&#8217;Ilva, dopo anni di inerzia nonostante le morti) vissute dai cittadini come atti estremi di salvezza, e dai predoni come insidiosi sconfinamenti tra i propri inconfessabili interessi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Come possono gli stessi operai chiedere di continuare una produzione o un&#8217;attivit\u00e0 nociva a loro stessi e agli abitanti della loro citt\u00e0, ai loro figli, alla gente? 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