{"id":3114,"date":"2012-12-03T13:06:06","date_gmt":"2012-12-03T12:06:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.marinadellabella.it\/?p=3114"},"modified":"2014-07-07T16:03:17","modified_gmt":"2014-07-07T15:03:17","slug":"taranto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.marinadellabella.it\/?p=3114","title":{"rendered":"Taranto"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.marinadellabella.it\/?attachment_id=3123\" rel=\"attachment wp-att-3123\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-3123\" title=\"Taranto\" src=\"https:\/\/www.marinadellabella.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/Taranto.jpg\" alt=\"\" width=\"289\" height=\"174\" \/><\/a>Taranto \u00e8 parte della mia infanzia, mio padre vi ha lavorato per anni. A volte andava da solo, riempiendo la distanza da casa con lettere che scriveva con una Olivetti portatile, a volte caricava in macchina mia madre, me e mia sorella e ci portava con s\u00e9 per periodi anche lunghi. Ricordo che si partiva a notte fonda e che il viaggio, una specie di culla, mi manteneva nel sonno fino all&#8217;arrivo. Soltanto allora aprivo gli occhi su un grande porto, mentre intorno si apriva un&#8217;alba colorata e silenziosa.<br \/>\nVivevamo in un piccolo albergo vicino al mare, con le finestre su un cielo di un azzurro irripetibile. I gabbiani che gridavano la contentezza di essere l\u00ec, in quel disegno di mare e terra cos\u00ec vero e appartato, ci tenevano compagnia.<br \/>\nVia via la nostalgia di casa si alleggeriva, e ci si abituava a quel secondo luogo fatto di stanze e di ospiti, a volte commessi viaggiatori che guardavano la famiglia al seguito con un po&#8217; di tristezza. Generosissimi con noi bambine, ci portavano qualche sorpresa, per natale addirittura un grande orso di pelouche che ancora conserviamo.<br \/>\nA volte mio padre ci accompagnava fuori, e quelle erano le ore pi\u00f9 belle: gli scorci, le viste, i vicoli profumati di pesce fresco e fritto, la visione straordinaria del ponte girevole che si apriva per far passare le navi. Intanto si costruiva l&#8217;Italsider (oggi Ilva), enorme acciaieria inaugurata nel 1965, anno della mia prima elementare e della fine dei miei viaggi a Taranto.<br \/>\nDa grande ho conosciuto altri impianti e rimpianti, vivendo prima a pochi chilometri da una raffineria micidiale (di nuovo sul mare, a un passo da ferrovia e aeroporto, in un&#8217;area densamente abitata) e poi in una citt\u00e0 di acciaierie tedesche, tristemente famose per un rogo omicida e per un processo ai padroni arrivato fino in fondo. Chiss\u00e0 come: forse perch\u00e9 i corpi bruciati sono prove inconfutabili, mentre per l&#8217;Ilva di Taranto si tratta &#8220;soltanto&#8221; di inquinamento e di malattie connesse, anche se mortali; forse perch\u00e8 i padroni delle acciaierie ThyssenKrupp non parlano italiano mentre quelli dell&#8217;Ilva, i Riva, lo parlano anche troppo bene. Fatto sta che di fronte all&#8217;inquinamento disastroso di Taranto per decenni si \u00e8 fatto finta di nulla, replicando il solito copione agghiacciante del lavoro fino alla morte. Un risanamento vero e una radicale riconversione produttiva, magari sostenuta pubblicamente, sono sempre state liquidate come due bestemmie in una, mentre l&#8217;unico sostegno \u00e8 andato ai padroni, mettendo per loro pezza su pezza. Cos\u00ec si \u00e8 coperto ci\u00f2 che alla fine soltanto la magistratura ha reso evidente in tutta la sua cruda realt\u00e0, emettendo provvedimenti (arresti e stop alla produzione) contro i quali Governo e Quirinale, non si sa bene in virt\u00f9 di quali loro prerogative costituzionali, stanno gi\u00e0 confezionando l&#8217;ennesimo rattoppo.<br \/>\nAltro capitolo doloroso \u00e8 quello del tornado che si \u00e8 scatenato giorni fa proprio sull&#8217;Ilva. Rimanendo razionali, e dunque respingendo l&#8217;ipotesi di un dio vendicatore che si \u00e8 stancato di noi, si pu\u00f2 pensare che l&#8217;inquinamento produca cambiamenti climatici e che il cerchio a volte si chiuda proprio dove si \u00e8 aperto, cio\u00e8 sulla fonte inquinante che diventa essa stessa bersaglio di fenomeni metereologici nuovi e preoccupanti. Insieme agli operai, naturalmente, che entrati nello stabilimento per reagire al blocco del lavoro imposto dai Riva per ritorsione e pressione nei confronti della magistratura, si sono ritrovati addosso la furia della natura che ha trascinato via ci\u00f2 che ha potuto. Un giovane di 29 anni, Francesco Zaccaria, stava lavorando su una <a href=\"http:\/\/www.repubblica.it\/cronaca\/2012\/12\/03\/news\/ilva_operai_gru-47962430\/?ref=HREC1-1\">gru<\/a> che si \u00e8 spezzata ed \u00e8 finito in mare insieme alla cabina. Il suo corpo \u00e8 stato recuperato dopo molte ore.<br \/>\nNel frattempo andava in scena lo show delle primarie di un partito, di un cinismo intollerabile per i suoi toni stridenti con questa tragedia.<br \/>\nA proposito, soltanto due candidati hanno avuto l&#8217;ardire di nominare la parola &#8220;sinistra&#8221; e in riferimento, pare, a un suo certo profumo: uno \u00e8 il governatore della Puglia (chiss\u00e0 con quale efficacia si sar\u00e0 occupato dei problemi dell&#8217;Ilva) e l&#8217;altro il segretario (chiss\u00e0 perch\u00e9 non parla di un presunto finanziamento dei Riva proprio al suo partito).<br \/>\nUna volta essere di sinistra significava seguire il puzzo di sofferenza e di morte per sostenere i pi\u00f9 deboli, oggi basta coprirlo di profumo perch\u00e9 non si senta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Taranto \u00e8 parte della mia infanzia, mio padre vi ha lavorato per anni. 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