{"id":3982,"date":"2015-04-25T07:20:53","date_gmt":"2015-04-25T06:20:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.marinadellabella.it\/?p=3982"},"modified":"2015-04-25T07:23:03","modified_gmt":"2015-04-25T06:23:03","slug":"grazie-asinomorto-per-25apronair","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.marinadellabella.it\/?p=3982","title":{"rendered":"Grazie @AsinoMorto per #25AprOnAir"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.marinadellabella.it\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/LAgnese.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft  wp-image-3986\" src=\"https:\/\/www.marinadellabella.it\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/LAgnese.jpg\" alt=\"L'Agnese\" width=\"290\" height=\"193\" \/><\/a>Grazie a @AsinoMorto che ha aperto su Twitter una casa di ricordi resistenti, spalancati all&#8217;aria che almeno si pu\u00f2 respirare, senza retorica o rabbia che intossicano.<br \/>\nCos&#8217;\u00e8 la Resistenza, da allora e nel tempo, lo si impara giorno per giorno: pensando, facendo, unendo. Ma niente sarebbe, senza memoria di quello che \u00e8 stato e che ancora ci lavora dentro. Fascismo e antifascismo, dittatura e libert\u00e0, morte e vita sono categorie precise del pensiero e ancor prima della realt\u00e0, senza mistificazione o compromesso.<br \/>\nLa memoria ci fa essere umani: questa \u00e8 la prima condizione per una Resistenza permanente. E allora grazie a chi scatena ricordi.<br \/>\nPer @AsinoMorto oggi c&#8217;\u00e8 un racconto, di una bambina piccola su una bicicletta grande. Buon 25 aprile sempre, a lui e a tutti i resistenti.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.marinadellabella.it\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/La-bicicletta1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft  wp-image-3985\" src=\"https:\/\/www.marinadellabella.it\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/La-bicicletta1.jpg\" alt=\"La bicicletta\" width=\"295\" height=\"198\" \/><\/a>LA BICICLETTA<br \/>\nAveva quindici anni ma ne dimostrava dieci. Era piccola e magra, coi capelli lunghi, biondi e la pelle chiara. Sembrava convalescente ma dagli occhi cerchiati usciva uno sguardo vivace e dal corpo un&#8217;energia senza limiti.<br \/>\nMordeva la vita con voracit\u00e0 e consumava tutto, anche se stessa, ma in quel moto perpetuo cresceva e si rafforzava.<br \/>\nLa scelsero perch\u00e9 non c&#8217;era scelta, ormai. Pareva<br \/>\nuna bambina, l&#8217;unica di cui il nemico poteva non<br \/>\nsospettare. In casa fecero una riunione segreta, i familiari<br \/>\ne altri che non aveva mai visto. Erano gentili, le dissero<br \/>\nche avrebbe svolto un lavoro importante. Doveva entrare<br \/>\nnella macchia, l\u00ec ci sarebbe stato qualcuno ad aspettarla.<br \/>\nSi sarebbero riconosciuti con una parola d&#8217;ordine, poi lei<br \/>\navrebbe detto a voce alta un messaggio.<br \/>\nQuale parola d&#8217;ordine, quale messaggio? Doveva<br \/>\ncontrollare l&#8217;impazienza, non fare mai domande e agire<br \/>\ncon calma e precisione. Questo le spiegarono, con<br \/>\nfermezza e una delicata premura che la stup\u00ec. Si sent\u00ec<br \/>\nprotetta, cap\u00ec che le volevano bene.<br \/>\nAvrebbe ricevuto il messaggio da uno di loro, il pi\u00f9<br \/>\ngiovane, un ragazzo alto e robusto che le sorrideva come<br \/>\nun fratello. Sarebbe arrivato senza preavviso e<br \/>\ngliel&#8217;avrebbe detto a voce. Lei doveva impararlo a memoria<br \/>\nperch\u00e9 scrivere era vietato.<!--more--><br \/>\nA casa c&#8217;era una bicicletta soltanto, quella di suo<br \/>\npadre, che faceva venti chilometri al giorno per andare a<br \/>\nlavorare oltre la collina. Gliene diedero un&#8217;altra, da donna,<br \/>\nun po&#8217; grande per lei. Se qualcuno le avesse chiesto<br \/>\navrebbe spiegato che era un regalo dei genitori, utile<br \/>\nanche da grande.<br \/>\nVenne il giorno e lei si alz\u00f2 presto per prepararsi.<br \/>\nVoleva mettere il vestito della festa perch\u00e9 si sentiva<br \/>\nimportante, ma non glielo permisero: tutto doveva<br \/>\nsembrare come sempre. \u00c8 un po&#8217; come dire una bugia a<br \/>\nfin di bene, pens\u00f2.<br \/>\nPart\u00ec pedalando quasi in piedi con tutta la forza che<br \/>\naveva. Si lasci\u00f2 dietro la casa e l&#8217;aia con le galline. La<br \/>\nmadre sulla porta sollev\u00f2 una mano per salutarla e<br \/>\nnascondere la sofferenza. Cos\u00ec rimase finch\u00e9 la vide,<br \/>\nquella era la loro ultima speranza.<br \/>\nTra l&#8217;aia e la strada non c&#8217;erano recinti, la terra finiva<br \/>\nnella strada bianca. A volte le galline prendevano la<br \/>\ndirezione opposta al pollaio e lei le riportava indietro<br \/>\nrimproverandole. E ora, qualcuno avrebbe riportato indietro<br \/>\nlei? Era proprio vero che poteva allontanarsi? Doveva<br \/>\nallontanarsi, si disse, stavolta doveva.<br \/>\nPedalava in piedi e ripeteva continuamente parola<br \/>\nd&#8217;ordine e messaggio. Li masticava fra i denti come lupini,<br \/>\ncon soddisfazione. Dall&#8217;alto della bicicletta tutto sembrava<br \/>\ndifferente, pi\u00f9 grande. Come lei, che pareva cresciuta<br \/>\nall&#8217;improvviso durante quel viaggio.<br \/>\nAi lati della strada bianca crescevano siepi fitte di<br \/>\nerbe selvatiche, a volte cos\u00ec intricate da non distinguersi.<br \/>\nPassando riconosceva i rovi e le ortiche, con cui<br \/>\ncombatteva ogni volta per raccogliere i fiori del<br \/>\nbiancospino. O le more, che metteva in un sacchetto e<br \/>\nlavava in un abbeveratoio dall&#8217;acqua gelida anche in<br \/>\nestate. Poi le mangiava tutte strada facendo, ma<br \/>\nconservava i fiori per seccarli e regalarli a sua madre.<br \/>\nSpesso tornava sudata, spettinata, coperta di graffi<br \/>\ne col fastidio pungente dell&#8217;ortica. Gli animali quasi non la<br \/>\nriconoscevano, e le giravano attorno senza avvicinarsi.<br \/>\nQuelli erano giochi e anche sfide, come le corse<br \/>\nsotto i temporali per guardare i fulmini pi\u00f9 da vicino. O nel<br \/>\nbuio d&#8217;inverno, quando tutti dormivano. Attraversava la<br \/>\nstalla o il fienile nell&#8217;oscurit\u00e0 e nel silenzio. Entrava nella<br \/>\nnotte per non temerla, vi cercava qualcosa di pauroso che<br \/>\ninfine non trovava. Allora la notte \u00e8 tutta vuota, diceva.<br \/>\nQuesta era stata finora sua vita, nello spazio di<br \/>\nun&#8217;aia e appena oltre, tra il giorno e la notte e qualche<br \/>\nprova di coraggio.<br \/>\nAi tre pini super\u00f2 lo spazio conosciuto e l&#8217;inizio di<br \/>\nuna terra grande e tutta uguale. Suo padre lo chiamava<br \/>\nlatifondo, e a nominarne il padrone si arrabbiava sempre.<br \/>\nFu attraversata da un brivido che scaric\u00f2 sui pedali<br \/>\nspingendo pi\u00f9 forte. Distolse gli occhi sperando di non<br \/>\nincontrare nessuno. La terra grande arrivava fino a un<br \/>\nbinario dove il treno non passava pi\u00f9, la bicicletta lo super\u00f2<br \/>\ncon un salto e lei si sent\u00ec liberata d&#8217;un peso. Finalmente<br \/>\navrebbe incontrato un laghetto con qualche salice, la<br \/>\ncollina che suo padre risaliva ogni giorno, poi alcuni campi<br \/>\nlimitati da fossi e querce. Subito dopo c&#8217;era la macchia, da<br \/>\nun po&#8217; di tempo la chiamavano cos\u00ec mentre prima era il<br \/>\nbosco.<br \/>\nIl bosco \u00e8 troppo fitto, non c&#8217;entra il sole nemmeno a<br \/>\nmezzogiorno, figurarsi gli uomini, diceva sempre sua<br \/>\nmadre. E invece ora qualcuno ci viveva. Pens\u00f2 fiduciosa<br \/>\nche la macchia fosse il bosco migliorato dagli uomini e che<br \/>\nuno di loro la stava aspettando. Non era come il padrone<br \/>\ndella terra grande, era buono come suo padre e come il<br \/>\nragazzo che le aveva insegnato il messaggio.<br \/>\nVide i salici grandi piegati sul lago, l&#8217;inizio della<br \/>\ncollina e la strada che saliva ripida, poi ritagli di terra<br \/>\ncoperti dal grano nuovo e i fossi. Chiss\u00e0 se c&#8217;erano more e<br \/>\nbiancospini&#8230; Ma ora non poteva fermarsi, magari sarebbe<br \/>\ntornata.<br \/>\nVide le querce secolari a guardia dei terreni,<br \/>\nsomigliavano a quelle che crescevano oltre l&#8217;aia, all&#8217;inizio<br \/>\ndel campo dietro la sua casa. Vi dimoravano rondini,<br \/>\npasseri e merli. Solo le rondini si spingevano lontano, dai<br \/>\nrami pi\u00f9 alti sciamavano in cielo con voli concentrici. I<br \/>\nmerli, invece, entravano nell&#8217;aia uno alla volta quando le<br \/>\ngalline non c&#8217;erano, e i passeri beccavano le briciole dai<br \/>\ndavanzali.<br \/>\nSuper\u00f2 cinque file di querce e si accorse che<br \/>\nl&#8217;inverno stava finendo dalle sfumature verdi sul marrone e<br \/>\nsul grigio della terra e degli alberi. Sotto le querce si<br \/>\nriunivano tante formiche rosse, minuscole e laboriose. Lei<br \/>\nle osserv\u00f2 curiosa ma non le tocc\u00f2.<br \/>\nIn quel momento una camionetta piena di uomini in<br \/>\ndivisa la super\u00f2 veloce sollevando polvere. Per qualche<br \/>\nistante non respir\u00f2 e chiuse gli occhi, quando li riapr\u00ec erano<br \/>\ngi\u00e0 spariti.<br \/>\nI campi si trasformarono in radura, poi in un intreccio<br \/>\ndi piante sempre pi\u00f9 alte. Si guard\u00f2 attorno, era sola.<br \/>\nScese dalla bicicletta e la port\u00f2 a mano per un po&#8217;, poi<br \/>\nprosegu\u00ec senza.<br \/>\nEntr\u00f2 nella macchia con il passo svelto di un gioco<br \/>\ndi coraggio. Ripass\u00f2 in fretta parola d&#8217;ordine e messaggio,<br \/>\ncontenta di ricordarli. Le venne incontro un uomo, giovane,<br \/>\ncon la barba e un fazzoletto intorno al collo. Inizi\u00f2 lui con la<br \/>\nparola d&#8217;ordine. Lei gli rispose e pronunci\u00f2 il messaggio<br \/>\ntutto d&#8217;un fiato, scandendo bene le parole. Poi corse fuori<br \/>\npi\u00f9 leggera, aveva superato l&#8217;esame. Sollev\u00f2 il manubrio<br \/>\ndella bicicletta e lo diresse verso le querce, riprese i pedali<br \/>\ne spinse.<br \/>\nAll&#8217;improvviso dalla polvere riapparve la camionetta,<br \/>\ne questa volta si ferm\u00f2.<br \/>\nSotto una quercia ritrovarono la bicicletta. Intorno,<br \/>\ntante formiche rosse che andavano e venivano, senza<br \/>\nsosta e senza alcuna meta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Grazie a @AsinoMorto che ha aperto su Twitter una casa di ricordi resistenti, spalancati all&#8217;aria che almeno si pu\u00f2 respirare, senza retorica o rabbia che intossicano. 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