{"id":797,"date":"2011-05-28T10:37:52","date_gmt":"2011-05-28T09:37:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.marinadellabella.it\/?p=797"},"modified":"2011-05-28T10:39:30","modified_gmt":"2011-05-28T09:39:30","slug":"ladri-di-vita-vera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.marinadellabella.it\/?p=797","title":{"rendered":"Ladri di vita vera"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a rel=\"attachment wp-att-803\" href=\"https:\/\/www.marinadellabella.it\/?attachment_id=803\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-803\" title=\"Giovanni Giudici\" src=\"https:\/\/www.marinadellabella.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/Giovanni-Giudici-e1306575247484.jpg\" alt=\"\" width=\"154\" height=\"200\" \/><\/a>Si pu\u00f2 essere lontani da certe voci poetiche pur riconoscendone il valore e l&#8217;autenticit\u00e0, e contemporaneamente ci si pu\u00f2 sentire vicini agli ambienti storico-culturali in cui quelle voci sono nate e cresciute. Questa, in sintesi, \u00e8 la mia personale posizione nei confronti della poesia di Giovanni Giudici, la cui scomparsa recente evoca un&#8217;ulteriore cesura tra presente e Novecento. Il suo essere rimasto sulla soglia del Duemila senza oltrepassarla, per impossibilit\u00e0 o volont\u00e0 non fa differenza, rende Giudici esempio ancora pi\u00f9 netto di un&#8217;epoca conclusa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quell&#8217;epoca, che sia tutto il Novecento o pi\u00f9 in particolare il secondo Novecento (di cui Giudici \u00e8 ritenuto uno dei poeti pi\u00f9 rappresentativi), mi manca e non ho paura di ammetterlo. Non si tratta di preferire il passato ignorando l&#8217;importanza delle trasformazioni, che avanzano naturalmente e non potrebbe essere altrimenti. Si tratta piuttosto di agitare la nostalgia (spesso sminuita a sentimento un po&#8217; reazionario) come una bandiera, a difesa di un senso e di uno spessore del lavoro culturale che in passato c&#8217;era e che ora non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9. Dai post-postmodernismi alle contaminazioni devastanti di tipo serialtelevisivo \u00e8 stato tutto un precipitare inesorabile verso la vacuit\u00e0 e l&#8217;indistinto, specchi su cui i critici si arrampicano con varia abilit\u00e0, forse per salvare un mestiere altrimenti impossibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per tornare a Giudici, mi va di ricordare soprattutto i suoi anni Cinquanta, l&#8217;inizio come poeta e poi il lavoro culturale per Adriano Olivetti, a Ivrea, Torino e poi a Milano, dove fu vicino a Franco Fortini. E poi <em>Prove di teatro<\/em> <em>1953-1988 <\/em>(Einaudi 1989), opera interessante per i versi inediti che raccoglie. Ne ho scelti alcuni dalla poesia intitolata Comacchio: scritta nel 1957, quando ancora si cantavano gli uomini &#8220;ladri di vita vera&#8221;, appartiene proprio al periodo a cui mi riferisco.<\/p>\n<p>Corre il vento, la terra non ha alberi.<br \/>\nDove una febbre silenziosa e fredda<br \/>\ndi ruote ha sorpassato il mio pensiero<\/p>\n<p>sul pietrisco piovoso lungo i margini,<br \/>\nio &#8211; qui &#8211; sospinto all&#8217;ultimo sentiero<br \/>\ndi un&#8217;Italia invisibile riemergo<\/p>\n<p>alla fila di lumi che oltre gli argini<br \/>\nd&#8217;acque, d&#8217;erbe e d&#8217;anguille balza. Vedo<br \/>\nComacchio che s&#8217;accende all&#8217;improvviso,<\/p>\n<p>isola in questa mia notte ed albergo<br \/>\nnon preveduto, casa con i muri<br \/>\nfatti di case&#8230;<\/p>\n<p>&#8230;<\/p>\n<p>La querela non \u00e8 della mia sorte,<br \/>\nma di tutti questi uomini che passano<br \/>\ne sento nel respiro accanto. Evasi<\/p>\n<p>ladri di vita vera, altri consorzi<br \/>\ninseguono di fabbriche e di ponti<br \/>\nturbinosi, ronzanti in sogno e quasi<\/p>\n<p>toccati, lungo l&#8217;acqua nera e bassa<br \/>\nsu membrane di fango, quando cedono<br \/>\nsenza gridi per queste valli&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si pu\u00f2 essere lontani da certe voci poetiche pur riconoscendone il valore e l&#8217;autenticit\u00e0, e contemporaneamente ci si pu\u00f2 sentire vicini agli ambienti storico-culturali in cui quelle voci sono nate e cresciute. 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