Monti affonda la spada fino all’Elsa

Questo è il disegno del governo Monti: portare un affondo senza precedenti al corpo già sofferente di tutte le generazioni, dei nonni, dei padri e dei figli. E’ stata appena consegnata la manovra commissionata dai partiti  e già si parla di mercato del lavoro e di regole da rivedere per bocca del ministro Elsa Fornero, che affida al Corriere della sera un’intervista dai contenuti aberranti, riportati con grande dovizia. Visto mai ci si potesse risparmiare qualcuna delle sue locuzioni con un nuovo portato di senso, distillato del laboratorio tecnocratico in corso? E invece giù con “equità intergenerazionale” e “riforma del ciclo di vita”, giù con “speranza di vita” riferita al calcolo pensionistico e non ad altro, giù con la “produttività” come valore guida, monetizzato in proporzione alla capacità fisica e psichica. In soldoni, un giovane va retribuito di più e un vecchio di meno.

A quando la selezione della razza, signora Fornero? A quando l’inserimento in prontuario di un’età oltre la quale ciascuno di noi si allontanerà dal branco per andare a morire di fame e di sete in un angolino nascosto?

E dire che c’è chi si è fatto pure distrarre dalle sue lacrime, perdendo di vista il resto. Che è tanto e tanto grave, se lei dice che “giovani e donne sono i più penalizzati perché la via italiana alla flessibilità ha riguardato solo loro, risparmiando i lavoratori più anziani e garantiti”, “il solito segmento superprotetto”. In queste parole ci sono accuse e disprezzo, anzi di più:  sembra esserci il germe cattivo della contrapposizione tra generazioni, della guerra tra padri e figli. Divide et impera, come sempre. O forse no, magari siamo all’inizio di una nuova uguaglianza in nome della flessibilità per tutti, padri e figli.

Quando le nominano l’art. 18, la signora riesuma addirittura la buonanima di Luciano Lama per fargli dire “Non voglio vincere contro mia figlia”. E per aggiungere, lei: “Noi, purtroppo, in un certo senso abbiamo vinto contro i nostri figli”. Parole esplosive ma false, perché affermare che la crisi attuale dipenda dalla difesa dei diritti dei lavoratori non sta davvero né in cielo né in terra. Ma come fece piangendo, la signora distrae, mistifica, sposta.

Di fronte a tutto questo, passa quasi in secondo piano un’uscita infelice sull’allungamento della durata del lavoro per le donne, che secondo lei pesa soltanto perché non c’è parità tra sessi. Infatti sentenzia: “Quando sento dire io lavoro molto e poi devo anche occuparmi di mio marito e della casa dico che le famiglie condividono ancora troppo poco i lavori di cura”. Qualcuno le ricorderà che lei è ministro del welfare e che in un paese civile è il welfare a occuparsi di molti dei lavori di cura? Ma dimenticavo, gli anziani da accudire sono un problema per lei superato, perché solo chi è produttivo merita di essere accudito.

Ma la Fornero è buona, anche se non sembra, e ci ricorda che così facendo ci salverà i risparmi (quali?) e anche le tredicesime.

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Una risposta a Monti affonda la spada fino all’Elsa

  1. caterina scrive:

    Dovrebbe far riflettere tutti, e molto seriamente, il principio che è alla base della politica di questo governo e che tu sintetizzi in “solo chi è produttivo merita di essere accudito”. Poco meno di un anno fa, il 26 gennaio, la vigilia della Giornata della Memoria, su La7 è andata in onda un’opera di Marco Paolini, “Ausmerzen. Vite indegne di essere vissute”, che tratta proprio di questo e di come, lentamente, si sia arrivati nel secolo scorso al primo “esperimento” nazista di sterminio delle persone più deboli, che non producendo, peggioravano l”economia” a causa della necessità di assisterli/accudirli… Il guaio è che ci si potrebbe abituare a quest’idea. E magari pensare che se una ministra piange, non è poi così cattiva, e che in fondo in fondo ci si possa fidare…

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