Grazie a Erri De Luca

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Questo è l’intervento di Erri De Luca pronunciato oggi in tribunale in difesa non di se stesso ma della libertà di tutti. Non sappiamo ancora quale sarà la sentenza ma una cosa è certa: nel suo particolare leggeremo, più in generale, la misura di una democrazia. In Italia tira una brutta aria di restaurazione, ancora più pericolosa quando è meno esplicita. Anche per questo ringrazio Erri De Luca, e insieme a lui tutti quelli che difendono la realtà dalla mistificazione e la giustizia dalla sopraffazione.

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Comunicato del Grizzly

PoliziaAlGRizzlyEcco il link al comunicato del Grizzly, che condivido riga per riga e parola per parola. Scegliere con chi fare la strada, oggi come sempre, non è facile. C’è però un punto fondamentale, almeno per me, che è anche il cuore del comunicato: saper distinguere tra legalità e giustizia sociale e, quando queste non coincidono, impegnarsi per la giustizia sociale. Non c’è altro modo per mantenersi umani e per avere un futuro di umani. Sulla disobbedienza necessaria ci sono tanti esempi, di vita vissuta e anche scritta, di persone con sensibilità politiche, laiche e religiose delle più varie. Perché arrivano giorni in cui la disobbedienza diventa, più che una scelta, una necessità. Se non si capisce questo le cose sono due: o si è avuta una vita troppo facile e privilegiata oppure, al presentarsi della realtà, si preferisce non guardarla, semplificarla, mistificarla.
Dove mai a Fano è circolata così tanta informazione diretta, dalle trivellazioni alla scuola, dalle migrazioni alle guerre? dove si è portata l’esperienza di Genuino clandestino e si cerca di far diventare popolare il cibo naturale? dove si è data voce all’editoria indipendente? E questi sono soltanto pochi esempi del perché il Grizzly sia diventata per Fano un’esperienza sociale importante. A partire dal recupero di una struttura demaniale nel più completo abbandono da anni e dal suo ulteriore recupero, dopo la distruzione dello scorso ottobre a firma “dux”.
Chi parla di lucro o è in malafede o non sa come stanno le cose. E allora si tolga la divisa d’ordinanza (e da politico o attivista locale) e vada semplicemente a capire come va avanti il Grizzly, tra una colletta, una cena condivisa, un baratto e tanto lavoro volontario. Poi faccia un giro nelle zone di Fano nelle quali pure i minorenni ormai consumano alcool e droghe di ogni tipo, magari seduti su panchine pubbliche, comode e legali. E si faccia qualche domanda su come è meglio che siano i giovani e soprattutto gli adulti, quando decidono del loro futuro.

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Liberare il Grizzly

GrizzlyFanoSul Grizzly di Fano c’è poco da dire e molto da imparare. La sua è una storia come tante in Italia. C’era una struttura demaniale che cadeva a pezzi, abbandonata ormai da molti anni. E c’erano dei giovani che l’hanno occupata, recuperata, riempita di incontri informativi, di musica, cultura, socialità. Agire in modo differente rispetto al modello dominante: questo si fa al Grizzly e in genere nei centri sociali, nonostante gli attacchi fascisti, leghisti e spesso anche istituzionali. A conferma del fatto che, agendo fuori dagli schemi, si finisce per sollecitare qualche brutto nervo scoperto. Come un anno fa, ad esempio, quando il Grizzly fu vittima di una spedizione punitiva. Qualcuno, in memoria del duce, lo ha spaccato, bruciato, allagato, facendo della libreria dedicata all’editoria indipendente un bel falò e ricordandoci, così, i periodi più neri della storia. Allora vi fu una reazione immediata di solidarietà e sostegno, anche in ambienti tradizionalmente lontani dal centro sociale.
Dunque, memore di questo, mai avrei pensato di vedere la scena di sabato scorso quando, durante il secondo festival dell’editoria indipendente (coincidenza che torna, questa dei libri), sono arrivati tutti insieme polizia, carabinieri e nas. Una sproporzione: tra le forze schierate e un piccolo gruppo non di delinquenti ma di giovani impegnati. E nella sproporzione si annida l’ingiustizia, subito letta come provocazione. Oppure come pressione utile agli amministratori locali che, avendo da poco avocato a sé la disponibilità dei locali, potrebbero finire per: assecondare le posizioni pubbliche più reazionarie; buttare per strada giovani impegnati che, guarda caso, non appartengono al loro entourage; appropriarsi di una struttura recuperata e rivitalizzata da altri, per un’utilizzazione che ignori il lavoro svolto finora. Il tutto in nome del ripristino della cosiddetta legalità, che in casi come questo ha valore soltanto formale e non sostanziale. Detto in altre parole: non si interrompe un percorso volontario di utilità sociale intrapreso spontaneamente e alimentato con continuità e costanza ma si trovano soluzioni adeguate che lo facciano crescere, legittimandolo anche formalmente di fronte a tutta la comunità.
Esiste inoltre un altro aspetto non secondario: meglio frequentare un luogo d’iniziativa sociale oppure consumare alcool e pasticche in zone anomime della città? Riconoscere dignità e valore all’operato non omologabile del Grizzly può portare a risultati che vanno ben oltre il suo quotidiano esercizio critico.
Se per caso si tratta di una fase di accerchiamento istituzionale, speriamo che termini presto. Perché, senza paternalismi o difese d’ufficio, liberare il Grizzly è liberare anche noi.

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