Simenon e Trockij

Con sorpresa ho scoperto, attraverso un piccolo libro della casa editrice Oèdipus uscito sette anni fa, un’intervista che Georges Simenon ha fatto nel 1933 a Lev Trockij, in esilio nell’isola di Prinkipo, in Turchia. Sono appena sessanta pagine ma piene di spunti, per metà arricchite dalla postfazione “Immaginario e rivoluzione” scritta da Fabrizio Denunzio. Densa di intrecci sia con la scrittura maigretiana sia con la cultura francese ed europea (con Marx e Benjamin chiavi di volta per una reinterpretazione di Trockij), ha anche il merito di condensare nel titolo, con grande efficacia, la più fertile evidenza di un incontro così particolare: la dimensione letteraria a confronto con quella storica.

Rimangono ancora sconosciuti i motivi per cui Trockij decise di concedere un’intervista proprio a Simenon, ma si può registrare, coincidenza o meno, che circa un mese dopo quell’incontro Trockij ottenne dal governo francese quel visto d’ingresso che gli permise di concludere il suo soggiorno in Turchia.

Quanto alle domande (tre in tutto, e preventivamente concordate), riguardano i temi della razza, della dittatura e del progresso storico, di grande importanza nel ’33. Ad esse Trockij fornisce risposte scritte e concluse che, rilette oggi, tornano attuali anche alla luce di tutti gli eventi successivi.

Ad esempio, alla domanda se “la questione razziale sarà predominante nell’evoluzione che seguirà” Trockij risponde che è ben lungi dal pensarlo perché “la razza è elemento statico e passivo”, e come tale incapace di “determinare direttamente il movimento e lo sviluppo”. In questo caso, più che miopia politica riguardo allo sterminio degli ebrei che si consumerà di lì a poco (e di cui non saprà mai, perché morirà con il cranio sfondato da un sicario stalinista appena nel ’40), personalmente vi ho letto la sua fiducia in una dimensione storica evoluta, e non bloccata in secche prestoriche o regredita in degenerazioni antropologiche. Certo, la barbarie del Novecento l’avrebbe poi smentito, ma proprio per una potenzialità involutiva che, spesso coincidente con sistemi totalitari, è  sempre in agguato nella storia, oggi come in passato.

Suggestive, infine, sono le poche pagine che introducono all’intervista. In esse Simenon lascia andare la penna come solo lui sa fare, descrivendo le atmosfere magiche di Istanbul e di Parigi in un rispecchiamento continuo: un breve esempio di internazionalismo letterario e, insieme, una riconferma dell’importanza dell’immaginario anche per la sua inscindibilità dalla storia.

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