I premi letterari, brutte streghe

Ogni creazione letteraria nasce da un meccanismo generativo in cui la libertà è premessa e insieme alimento necessario, in un nesso inscindibile di autosufficienza e alterità. La letteratura rischia addirittura se stessa quando esce dalla propria dimensione per piegarsi al mercato, all’immagine o ai discorsi superficiali e interessati che ne sostituiscono la vera critica.

Fondazioni e istituzioni, dal canto loro, spesso impegnate nella distribuzione di incentivi e premi, invece di contrastare una tendenza generale al conformismo e alla bassa qualità utili al sistema di potere corrente, sono o ne diventano derivazioni organiche. Non ci si può dunque aspettare che esse difendano la buona letteratura e la sua sacrosanta indipendenza.

Il migliore consiglio che si può dare oggi a chi scrive è di diffidare fortemente dei premi, delle imposizioni editoriali e dei cosiddetti amici. Come quelli “della Domenica”, ad esempio, che di qualcuno sono sicuramente amici ma non certo della letteratura, visto che nell’assegnare il premio Strega sono finiti dal grande Flaiano del 1947 a un piccolissimo Nesi del 2011. La parabola gradualmente discendente rappresenta bene l’involuzione dei tempi, anche letterari, e  l’apoteosi del libro omogeneizzato, dai contenuti così digeribili da mettere d’accordo tutti, a destra e sinistra, per una veloce consumazione che non lasci traccia. Quanto allo stile, se l’ex imprenditore tessile ora scrittore (e anche assessore, certo) è davvero convinto che sia “compito della letteratura anche cercare di interpretare il reale”, segua umilmente qualche buon esempio, magari proprio tra i premiati dello Strega negli anni che furono. Due nomi a caso? Volponi, Parise. Mentre, se vuole restare all’oggi, si confronti almeno con il finalista Mario Desiati e il suo “Ternitti”: un libro non certo inferiore, nonostante il pessimo marchio Mondadori. Ma, visto il criterio di alternanza editoriale al premio, assurdo quanto ogni monopolio, magari è capitato allo Strega nell’anno sbagliato.

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